OMAGGIO A GIULIO TURCI. Una storia adriatica

Quando

Dal 1 novembre 2008
al 6 gennaio 2009

Dove

Santarcangelo di Romagna, Monte di Pietà

La mostra

Organizzata da: Associazione Giulio Turci, Comune di Santarcangelo, Istituto dei Musei Comunali
Curatore: Gabriello Milantoni
Produzione e organizzazione: Anonima Talenti

La città di Mostar rende omaggio a Giulio Turci ospitando ventisei opere del pittore santarcangiolese.
Ha dunque un seguito la mostra “Una storia adriatica” allestita al Monte di Pietà di Santarcangelo nel novembre scorso a trent’anni dalla scomparsa dell’artista (1917-1978).
I quadri di Turci tornano a Mostar, città legata a doppio filo con tanti artisti romagnoli, fra questi, appunto, Turci che dal 1965 fino al 1976 continuò a frequentare Mostar in modo autonomo, ma anche Pocitelj, città degli artisti e tesoro dell’Erzegovina, mentre importanti mostre gli furono dedicate anche a Sarajevo e a Belgrado.
Mostre che generarono entusiasmi talmente appassionati da lasciare un segno indelebile e intensissimo anche per i decenni successivi alla sua scomparsa e fino ad oggi.

Il primo rapporto di Turci con l’arte e la cultura dell’altra sponda dell’Adriatico, all’epoca sotto il governo di Tito, risale al 1965. Da allora la frequentazione di Turci con Mostar fu continua. Gli artisti del luogo lo riconobbero come “fratello d’arte” e vollero ospitarlo con ogni onore anche a Pocitelj, città degli artisti e tesoro dell’Erzegovina. Sue mostre vennero presentate a Mostar, Sarajevo e Belgrado.

La pittura di Turci veniva ravvisata come il “frutto arcano di una affine storia remota”, “una storia adriatica”, appunto. “Che con stupore e commozione sia Turci sia gli artisti slavi scoprirono d’impatto essere ad entrambi comune”: una rivelazione che segnò la pittura del maestro romagnolo, connotandola di poesia, di sapori antichi, di atmosfere simboliche dall’apparente “facile” lettura.

Negli oli di questi anni è evidente il connubio, felice, tra il richiamo simbolico e trascendente proprio della cultura orientale e l’inclinazione occidentale al naturalismo.
Turci morì ben prima che la città e il territorio tanto amati venissero lacerati dalla guerra. Non ebbe il dolore di vedere nei sei mesi di continui bombardamenti del 1993 i croati distruggere gran parte della città antica e frantumare, la mattina del 9 novembre, il simbolo stesso di Mostar, lo Stari Most, il celebre ponte ad arco tra le due sponde del Narenta.
Da eccellente fotografo, oltre che pittore, Turci colse, nella sua seconda passione, quella per la fotografia appunto, molti aspetti, l’anima vera di Mostar e di altri centri della Bosnia-Erzegovina.

Quella che Turci ci tramanda è una Mostar che nemmeno la ricostruzione ha effettivamente restituito: una città d’arte e di artisti, un mondo sospeso tra realtà, quotidianità e fantasia.
Che è lo stesso che si ritrova in molta sua pittura. Come tra i palloncini racchiusi nell’armadio, quasi idee trattenute in attesa di volare via animando di colore e poesia un mondo troppo monocorde.
Le tele e le immagini fotografiche di Turci sono commentate in mostra da testi letterari e poetici desunti dalle opere di autori bosniaci (da Ivo Andric a Aleksa Santic a Svetozar Corovic), a far rivivere quel milieu culturale in cui la pittura di Turci trovò linfa e confronto.

Fotogallery