MARIO CAVAGLIERI

Quando

Dal 13 luglio
al 11 novembre 2007

Dove

Milano, Palazzo Reale

La mostra

Organizzata da: Comune di Milano, Assessorato alla Cultura, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo
Curatore: Vittorio Sgarbi
Produzione e organizzazione: Anonima Talenti

Alla pittura dell’artista rodigino Mario Cavaglieri non sono certo mancati riconoscimenti autorevoli, si pensi per esempio l’attenzione che dedicò all’artista il grande critico d’arte Roberto Longhi, mancava comunque ancora nel panorama espositivo italiano una grande mostra interamente dedicata all’artista che documentasse pienamente la grandezza e l’ingegno della sua arte.

La mostra milanese, che avrà sede nei prestigiosi spazi espositivi di Palazzo Reale, intende presentare una rassegna dei capolavori dell’artista: dagli esordi padovani insieme al pittore Felice Casorati, alla grande stagione di Ca’ Pesaro e delle Biennali veneziane che consacrarono la preziosa ricercatezza della sua arte, alla stagione degli ‘anni brillanti’.

L’evento è anche una preziosa occasione per rileggere attraverso il fascino ed il mistero della sua pittura la storia, le contraddizioni e le diverse influenze dell’arte dei primi del Novecento.

Cavaglieri fu certamente un pittore di raro edonismo, attratto dall’eleganza degli salotti mondani di fin de siècle; si potrebbe quasi affermare che la sua pittura possiede un intrinseco incanto letterario; così alcune stoffe, cappelli, arredi, orologi, resi con opulenza barocca, sembrano affiorare dalle pagine dei romanzi dannunziani.

Le sue opere risentono dell’intima ricchezza degli interni di Vuillard e di Bonnard e degli accordi coloristici del primo Matisse; un mondo sofisticato fatto di japoneseries, vasi cinesi e tappeti orientali, mobili d’epoca, tessuti preziosi, paraventi arabescati e donne elegantissime e sensuali. In tutti i dipinti colpisce comunque la grande padronanza tecnica e materica dell’artista, capace di rendere quasi in maniera tattile sia gli arredi che i paesaggi, avvalendosi sempre di quella che Longhi ha definito una tavolozza ricca di “colori primordiali”.

La rassegna è anche una preziosa occasione per scoprire dipinti inediti di questo pittore che, come ha sottolineato il curatore Vittorio Sgarbi, fu “moderno, senza appartenere ad alcuna corrente, senza essere ne futurista ne metafisico”.

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